Con una lettera agli organi di stampa vari soggetti ed associazioni rendono noto quanto segue. I firmatari sono: Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente. Comitato No Biodigestori Frosinone e Valle del Sacco. Comitato Residenti Colleferro. Cittadini della Valle del Sacco (Sgurgola-Anagni). Fabiana Scasseddu e Marco Mastronardi del Gruppo consiliare Frosinone Indipendente.

Il testo parte dalla premessa che da anni si compiono sforzi a livello locale al tema delle ricadute ambientali e del rapporto tra inquinamento, salute e legalità nella valle del Sacco, inseguendo il sogno di poter vivere in un territorio bonificato.

Tuttavia, “Non corrispondono alla conversione ecologica la scelta pubblica della Regione e privata della maestrale srl di realizzare a Frosinone un impianto di produzione di biometano attraverso la digestione anaerobica di 50 mila tonnellate l’anno di frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (FORSU).

Il punto

Nella lettera viene spiegato che “a pochi giorni dalla ‘seconda parte della 3° Conferenza di servizi decisoria’ fissata per il 21.2.2022
e nel momento stesso in cui abbiamo inviato l’ennesima pec a tutte le Amministrazioni ed Enti territoriali per chiedere la valutazione di impatto sanitario (VIS) sull’impianto di biodigestore, abbiamo appreso che la Maestrale srl ha bruscamente cambiato direzione e presentato istanza di Autorizzazione Unica.

Le responsabilità

La Regione ha risposto positivamente a volo d’uccello alla società. Ha disdetto la Conferenza di servizi già convocata. Ha sospeso la VIA e ha rinviato la sua conclusione di 6 mesi (180 giorni, il termine massimo consentito dalla legge), anziché dichiarare improcedibile la richiesta della Maestrale srl. Proprio un mese fa per consentirle di “sanare” il difetto di documentazione e acquisire tale Autorizzazione, ai fini del rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), aveva ottenuto la proroga di 30 giorni.

Le conseguenze

Così facendo la società ha annullando di fatto le conclusioni della precedente Conferenza. La Provincia aveva chiesto chiarimenti, ed ha ammesso che all’inizio del procedimento, nel 2019, non aveva inoltrato alcuna istanza per il rilascio dell’Autorizzazione Unica. Per questo non poteva risultare mancante agli atti, né la sua mancanza poteva essere evidenziata nelle due precedenti Conferenze.

La Regione ha formalmente dichiarato la completezza della documentazione pubblicata ed è su questa che si esprimono i pareri. La società ha provato ad acquisirla nel procedimento di VIA che stava per concludersi e la Regione le ha accordato il rinvio di un mese, benché la legge conceda la sospensione fino a 180 giorni solo nel caso in cui venga richiesta documentazione integrativa in carenza di istruttoria e non è questo il caso di specie.

La contestazione

Non appare pertanto legittima né la richiesta fuori termine del proponente, né la decisione della Regione, che abbiamo contestato formalmente.
Anche un mese fa avevamo criticato la conduzione “allegra” della Conferenza e la disinvolta procedura seguita dalla Regione che, invece di concludere il procedimento con un parere negativo, vista la posizione prevalente contraria al progetto della Maestrale srl, lo ha lasciato aperto. Incurante dei nostri strali, le aveva concesso, come detto, ulteriori 30 giorni, ricorrendo all’espediente davvero fantasioso – chapeau – di considerare quella riunione semplicemente come la “seconda parte della 3° Conferenza di servizi decisoria” e salvare capra e cavoli.

Oltre all’iter amministrativo, che risulterebbe compromesso, riteniamo che debba essere dato il giusto peso tecnico alle prescrizioni e/o ai pareri negativi espressi dagli Enti sulle carenze progettuali, nonché tenuto in debito conto la coerenza dell’impianto rispetto al piano regionale di gestione dei rifiuti e la situazione complessiva della valle del Sacco.
Ciò vale per il principio di prossimità rispetto ai luoghi di produzione e smaltimento dei rifiuti: visto il sovradimensionamento del biodigestore rispetto alle necessità locali (50 mila tonnellate l’anno contro le circa 4 mila prodotte a Frosinone) in direzione del quale arriveranno centinaia di tir.

Alcune considerazioni

Non ci risulta depositato il piano delle emissioni relativamente all’impatto trasportistico dei rifiuti in ingresso e dei digestati prodotti. Il piano di approvvigionamento dei rifiuti urbani e industriali. il piano di smaltimento dei digestati prodotti. Le prove di falda per l’approvvigionamento idrico degli ingenti quantitativi di risorsa idrica, necessari per liquefare i rifiuti e intubarli nelle varie sezioni di impianto. La specifica dell’indice di Whobbe sul grado di detonazione del biometano prodotto rispetto alla qualità e quantità dei rifiuti in ingresso. Il piano di evacuazione della popolazione più prossima in caso di incidente rilevante (deflagrazione o detonazione).

Inoltre

Non ci risulta depositata la documentazione relativa al territorio di Frosinone, classificato come zona sismica B sottozona sismica 2B.
L’impianto della Maestrale srl ricade in area SIN (sito di interesse nazionale) e RIR (rischio di incidente rilevante), dove insistono stabilimenti che rientrano nella Classe A, ai sensi della Direttiva “Seveso III”. In provincia di Frosinone gli stabilimenti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), sono oltre 40, di cui 19 a rischio d’incidente rilevante.

In merito al parere unico regionale del 13.1.2022, sottolineiamo come il Comune di Frosinone non abbia prodotto la certificazione dell’area boschiva, espressamente richiesta dall’Ufficio regionale competente per superare il parere negativo evidenziato nel verbale della precedente Conferenza e nelle osservazioni dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente.

Evidenziamo che l’approssimazione e le evidenti carenze progettuali potrebbero avere potenziali ricadute gravi dal punto di vista sanitario, anche alla luce del parere condizionato della Asl di Frosinone che, seppur positivo e generico, riserva numerose e rilevanti prescrizioni alla proponente in merito alla necessità del monitoraggio ambientale. Peraltro le indagini epidemiologiche sanitarie locali, come previsto dall’Accordo di programma del 2019/2021 sulla bonifica del sito SIN Bacino del fiume Sacco, non risultano ancora pianificate dal DEP-Lazio.

Precisazioni

Va chiarito che il biodigestore non produce energia elettrica, ma la consuma. Infatti per funzionare ha bisogno di una caldaia a gasolio e di un generatore, quindi deve approvvigionarsi sia di energia elettrica che termica, impianti entrambi ad alto inquinamento ambientale.

Non rileviamo traccia della valutazione dell’impatto delle emissioni della caldaia da 500 KW, potenza termica di circa 430 mila Kcal/h, e della sua compatibilità rispetto a tali criticità, se si considera che nella nuova zonizzazione regionale la maggior parte dei Comuni della Provincia di Frosinone è in classe 1 (ex Zona A), la peggiore in termini di polveri sottili.

Il parere della Soprintendenza

La Soprintendenza ha imposto il rispetto della fascia di 150 m. e rilevato la incompatibilità paesaggistica, dovuta alla grande estensione dell’intervento di 6,30 ettari, che determina un impatto potenziale anche sul Bosco Faito. La mitigazione prevista risulta insufficiente e richiederebbe una fascia vegetale molto più consistente, oltre che la riduzione areale del progetto.

Conclusioni e richieste

Per queste ragioni procedurali e tecniche abbiamo chiesto alla Regione il rispetto dei termini perentori e delle norme che non prevedono nell’ambito della VIA, in sede di Conferenza di servizi conclusiva, la presentazione tardiva di una nuova richiesta – istanza di Autorizzazione Unica – e quindi l’archiviazione del procedimento, con riserva di valutare una possibile diffida qualora si configurasse un eccesso di potere.